Doppi(n)o senso

La comunicazione non disturbi la vita,
la vita non disturbi la comunicazione.

Mancio&Giuggio

Molti lettori ci chiedono da sempre: ma cos’è il Doppino? “Cheregazzini” rispondiamo noi! Per Doppino si intende la coppia di fili che viene utilizzata per la trasmissione delle comunicazioni telefoniche e che collegano fisicamente ogni appartamento alla centrale di zona. Ma, lo vedete da voi, si tratta di una spiegazione banale, assai riduttiva e meccanicistica. Tuttavia, per l’enorme impatto che il Doppino ha sulla nostra vita filosofica e sentimentale, noi filosofi non possiamo esimerci dal dedicare a tale tema un bel Tronchetto. Ed eccolo qua.

Non provate forse voi nostalgia dell’amico che vi citofonava sotto casa a sorpresa per farvi scendere, o per salire ad invadervi la cameretta? Non sentite la tenacia del brivido secco nel chiamare l’amato/a a casa e trovare il MammaPapà che vi risponde: “Si…adesso te la/lo passo….ma tu chi sei?” E presto! Fingersi un amico/a di scuola e ricevere in risposta un mugugno-falso-convinto. Sentire poi inesperti tacconi lontani, e in controtempo, scanditi dal cuore a ritmo doppio, trascorrere i secondi che vi separano dal “Pronto?”. O quando la risposta del coinquilino-in-mutande è “Sta al bagno, ti faccio richiamare?”. La delicatezza di evitare gli orari proibiti e la possibilità di disturbare. Ecco, purtroppo oggi con il Parlatoio-En-Plein-Air (da ora in poi PEPA, anche volgarmente detto cellulare), non è più in chi chiama l’onere di non disturbare in determinati orari, ma al contrario, è dovere/diritto di chi potrebbe essere rintracciato spegnere o silenziare il suo comodo PEPA. Ahinoi!, non è più concesso entrare nell’intimo di una casa a gamba tesa.
Non avete forse voi nostalgia della possibilità di uscire di casa e chiudere così ogni possibilità di contatto telefonico, ringalluzzendo la possibilità di contatto fisico diretto? Lo staccare, che non è più un gesto volontaristico fisico: una volta, quando si voleva fuggire dall’assillo telefonico, si usciva, oggi si deve silenziare (e, volendo, tenere in vibrazione) il proprio PEPA. Che comunque sta lì con voi a scaldarvi (per sfregamento, qualora chiamati) le parti basse.
Per non parlare delle conseguenze sulla concentrazione dell’essere umano. E’ esperienza comune che in ogni momento i PEPA propri o altrui possano interrompere il flusso dei desideri, degli impegni, delle reveries, delle relazioni trombofore. E poi? Parliamone! La rigorosità di un appuntamento! Il valore del rendersi disponibile, puntuale, senza se e senza ma (altro che quei girotomunisti) e senza le successivemodifichedellultimominuto dettate da questioni che, seppur di poca gravità o urgenza, ci possono portare a cambiare i nostri ed altrui programmi. Del tipo: “Quanno stossòttodate, te faccio ‘no squilletto”. Diciamo noi: “Ma che sei un tossico (senza offesa) o il managerone da dumijoniarminuto? Che te sò cascate du dita pè fa ‘na citofonata?”. Il valore dell’aspettare l’altro, cribbio.
La chiamata al Doppino è necessariamente fra luoghi fissi, tra poltrone, si potrebbe dire. E con esso è quindi assai minore il rischio di trovarsi all’altro capo del telefono un uomo al 30%, il cui 70% è perso a rubare il portafogli ad una vecchietta, insultare l’automobilista rivale, buttare la mondezza, chiudere una porta (che intanto firmo per il postino, ..si miscusimasonoaltelefonino…la posso richiamare tra due minuti….oddio che odio…e se la nostra chiamata dovesse durare di più? Che diavolo ne sai di quanto staremo al telefono?)
Libera linea in libero stato in libera chiesa, si diceva una volta.
Ritornando alla definizione iniziale, ma esaminandolo ora nella sua essenza, il Doppino trasporta elettroni-baccanti invasati in una danza sulla musica delle vostre parole. Cosa c’è di più poetico? Oltre al risparmio di avere una flat che – nella sua apparente gratuità – rende la conversazione priva di ansiette economiche, c’è lo sfrenato voyeurismo di cogliere i vostri amici in flagranza di domesticità. Costoro si meravigliano: “Ma tu sei l’unico che mi chiama a casa!!!”. Contenti? Mah, forse leggermente irritati, ma comunque affascinati. E poi quando li chiami e i loro parenti ti fanno sentire inettotirchio, apostrofandoti: “Guarda, non è in casa, puoi chiamarlo sul cellulare!” con quella faccetta (si, grazie alla durata priva di ansie della comunicazione, il doppino ancora permette di mettere a fuoco le facce) e quel tono acidulo il cui sottotesto è: ”perché cachilcazzoacasa? Pure i poppanti sanno che chiamando al cellulare lo trovi di sicuro senza infastidire gli altri!”. Il Doppino è possibilità, è R I S C H I O , e per questo è per noi una via preferenziale di sfogo e di transito di emozioni. Il Doppino è un canale di comunicazione emozionale probabilistico: non dona la certezza della comunicazione, ma ci fa certi che quando ci sarà, sarà una comunicazione da paura, e accresce l’attesa e l’orgasmo annesso.
Con questo adesso non fate i soliti stronzi: non siamo retrogradi, famo a capisse. Con questo non vogliamo dire che il Doppino sia tecnologicamente superiore al PEPA. Qualcosina l’abbiamo studiata pure noi, mica solo l’amico Ennio. Il PEPA è certamente un mezzo più efficiente e comodo che permette di aumentare le possibilità di comunicazione, ma non necessariamente aiuta a far crescere il dosaggio emotivo (pathos) associato alla chiamata. Il PEPA abbatte l’incertezza, fornisce una grossa sicurezza tecnologica, che a tratti può sostituire quella sentimentale. L’aumentata sicurezza tecnologica che permette rintracciabilità praticamente infinita, apre la porta a quelle che noi filosofi-scienziati (e scusate il tecnicismo) definiamo pippe mentali sul destino del chi-amato (oddio non mi risponde…che starà a fa’?) accrescendo conseguentemente l’ansietta.
Credere nel Doppino è credere negli altri. Noi ora diciamo BASTA con i bambini PEPizzati sin da bambini con un cord(less)one (elettr)ombelicale in eterno collegamento, senza alcuna speranza di essere mai reciso. E poi diciamo BASTA con i vecchi forzatamente imparlatoiati dai figli post-sessantottini e ormai ansio-cinquantenni.
Credere nel Doppino è credere anche in noi stessi. E’ una prova provata di autostima. Esalta la nostra capacità diplomatica nel parlare a testa alta (anche questo si vede al Doppino) con i futuri suoceri, nonostante col comodo PEPA avremmo potuto evitare il confronto per lunghi anni, continuando seraficamente a trombare in barba a qualunque responsabilità tribale e parentale, e spazzando sotto lo zerbino gli effetti collaterali di una relazione umana.
Credeteci: farsi sentire dal Genitore un uomo tosto al telefono è già aver conquistato tutta la famiglia! Pensateci, piccoli scopatori modello “tossico-bel-tenebroso” o “cucciolino-in-difficoltà”. Certi problemi è meglio non rimandarli a dopo…
Credere nel Doppino è credere in una rinascita della nostra vita su basi autonome. BASTA essere sbandieruolati dal vento delle mutevoli decisioni dell’ultimo che ci chiama, o dai sensetti-de-colpetta di quando lei chiede di passare comunque a prenderla all’ultimo momento (cribbio, se sto a fa ‘nartra cosa, ce sarà un motivo…organìzzatedate! La prossima volta sedamonapunta con un po’ d’anticipo tramite doppino).
Credere nel Doppino è tornare a pianificare la propria esistenza, basandosi sulle parcamente stabili basi che la vita liquido-moderna ci offre e senza ansie extra. Non fate quelli fichi dell’ultimo momento per far vedere che siete efficienti e mondani, dateve una calmata! Programmate il lavoro e gli incontri di piacere su scala mensile, e fate in modo che tutti si sentano più rilassati, e certi di avervi o non avervi nei tempi previsti.

Per chiudere (riattaccare?) vi lasciamo una massima minimalista:
Dopatevi di Doppino®.

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